Sono frammenti di Tempo, anticipatori di un'inevitabile evoluzione biologica, quelli che trascorrono nei circa 20 minuti che compongono il montaggio di "Pitiriasis rosea di Gilbert". Essere che era, che è e che si trasformerà in altro - come quelle etereogenie sospese all'interno delle capsule Petri - in continuo allontanamento da un senso. E' un Sè imperfetto, quello che si svela impudicamente nell'immagine ipnotica, ma soprattutto privo di alcuna pretesa di perfettibilità. Microcoscienza conscia della sua caducità, sintesi storica di un momento irripetibile eppure quotidiano e perpetuo, ogni complesso lembo di pelle, ogni atomo perfetto, sono già Passato e morte. Difficile guardare attraverso l'immagine, alla ricerca di una qualunque consolazione: interpretazioni diverse da quelle fornite dalla scienza esatta dei cicli biologici non offrono indizi certi di un'ipotetica via di uscita. Specchio dell'esistente in ogni sua possibile forma, "Pitiriasis rosea" rappresenta la fragile consapevolezza del limite, l'esperienza senza tempo e dominata dal tempo che fa della vita la malinconia di se stessa. Sesso, età, morfologia, somatica, anima: le componenti umane si manifestano nella loro distruttibilità, riconoscibili in quanto insignificanti rispetto al loro unico e comune destino.

Forme che nascondono qualcos'altro, così come ognuno porta con sè il proprio fantasma. Non "sculture" nel senso proprio - materico, possente - del termine, ma segnali di una realtà fisica indissolubile dal suo doppio intrinseco, la cui raffigurazione clinica, radiografata, rivela l'incertezza, l'indescrivibilità del significato oggettivo della "cosa". Corpi necrotizzati la cui immutabile natura non è codificabile per mezzo dei registri consueti della categoria: l'oggetto plasmato custodisce un universo interiore assolutamente diverso, "individuo" in quanto a sè stante, indipendente dalla soggettività formale dalla quale ha avuto origine. Questa entità di cui si apprende l'esistenza attraverso l'utilizzo della diagnostica è dunque la reale portatrice di un valore, l'indipendenza dal suo corpo fisico, che ribalta la visione dall'interno verso l'esterno. E' dunque al dna occulto e biologicamente indecifrabile che è affidato il compito di guidare l'osservazione ormai "scientifica" verso la ricerca di una possibile dinamica vitale. Ci˜ che ora è morto è stato, necessariamente, esistente. Conserva le molecole emozionali che ne permettono la ricostruzione storica, e persino la trascrizione sentimentale di ciò che potrà divenire nel futuro.

Massimo Sacchetti